Biografie della Resistenza Romana          

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Gerardo De Angelis

Autore cinematografico, di 45 anni. Nato a Taurasi (Avellino) il 18 aprile del 1898 da Modestino e da Alfonsina Padovano. Sposato con Amelia Ramasco, aveva quattro figli (Maria Vittoria, Liliana, Maria Clotilde e Modesto). Diplomatosi geometra, frequentò l’Accademia di Modena. Partecipò alla Grande Guerra come tenente di complemento. Successivamente entrò nell’Aeronautica. Lasciata la carriera militare, tentò la strada del commercio. Insieme a un amico rilevò la pensione "Quisisana" di Capri. Poi aprì un ristorante nelle vicinanze dell’aeroporto di Ciampino, ma nel ’38 il terreno gli fu espropriato. Trasferitosi a Roma, si dedicò al cinema. Iscritto al partito socialista fin da giovane, per lavorare utilizzò lo pseudonimo di Dino Santelige e cominciò facendo doppiaggio. Alla Scalera Film entrò in amicizia con Anna Magnani e il marito Goffredo Alessandrini, Roberto Rossellini e Regina Bianchi. Scrisse numerosi soggetti, uno dei quali – "Il ponte di vetro" – fu rappresentato nelle sale nel ’4o, per la regia di Alessandrini. Avventore del Caffè Aragno, vi conobbe Ignazio Silone, Cesare Pavese, Renato Angiolillo e Tommaso Smith. Fondò anche una società cinematografica, la Gedea Film. Dopo l’armistizio, fu tra i primi a organizzare la Resistenza nella capitale con il gruppo "Pensiero e Azione" che ebbe frequenti contatti con Sandro Pertini e Antonello Trombadori. Ma il 10 dicembre del ’43, in seguito a delazione, fu arrestato dalle SS in un locale nei pressi di piazza Barberini, dove si svolgevano le riunioni clandestine. Rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, nel terzo braccio (cella n. 357), il 2 febbraio del '44 fu trasferito in via Tasso. Torturato, non rivelò i nomi dei compagni e fu condannato a morte. Rientrato il 22 febbraio a Regina Coeli, il 24 marzo fu fucilato alle Fosse Ardeatine. Medaglia d’argento alla memoria.

 

Ugo de Carolis

Maggiore dei carabinieri, di 45 anni. Nato a Caivano (Napoli) il 18 marzo del 1899 da Federico e da Beatrice Fossataro. Il 30 aprile del 1917 frequentò il corso allievi ufficiali di complemento presso la Scuola Militare di Caserta. Fu promosso aspirante ufficiale di complemento e destinato all'87° Rgt. Fanteria operante in zona di guerra. Nominato sottotenente, nel gennaio del 1918 fu trasferito al 12° Reparto d'Assalto, sul fronte del Piave, e in giugno partecipò al combattimento di Lasson, meritando la medaglia d'argento al valor militare. Nel dopoguerra, nel '21 passò all'Arma dei Carabinieri, a Trento e a Trieste, e poi nel '34 fu assegnato alla Divisione Carabinieri della Tripolitania. Rientrato in Italia, presso la Legione di Roma, nel '34 venne promosso capitano. Nel '36 partì volontario per la Somalia, dove partecipò all'offensiva dell'Ogaden, distinguendosi nella conquista di Gunu Gadu e conseguendo la medaglia di bronzo al valor militare. Di nuovo in Italia nell'aprile del '37, in novembre gli venne affidato il comando della Compagnia Tribunali di Roma. Promosso maggiore nel '42, fu destinato al Comando dei Carabinieri presso la Commissione italiania di armistizio con la Francia. L'8 settembre del '43 era a Torino. Rientrato a Roma, fu tra gli organizzatori della formazione partigiana di carabinieri che operava nell'ambito del Fronte Militare Clandestino e che era guidata dal generale Filippo Caruso. Di questa formazione lui era capo di stato maggiore. Per i suoi spostamenti utilizzò il falso nome di Roberto Tessitore, vestendo l'abito religioso dei lasalliani. Arrestato il 23 gennaio del '44 in seguito a delazione, insieme al colonnello Giovanni Frignani e al capitano Aversa, fu rinchiuso nelle carceri di via Tasso e torturato. Fu ucciso dai tedeschi alle Fosse Ardeatine il 24 marzo del '44. Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

 

Raffaele De Luca

Avvocato. Nato il 24 marzo 1874 a S. Benedetto Ullano (Cosenza) da Florindo e da Pasqualina Mazzuca. Di umili origini (il padre era bracciante e la madre filatrice), in gioventù studiò a Napoli dove si laureò in giurisprudenza. Fu anarchico, poi aderì al Psi e fu eletto sindaco di Paola. Trasferitosi a Roma per sfuggire alle persecuzioni del fascismo, fu tenuto sotto controllo dalla polizia quale "socialista" e compreso nell’elenco delle persone pericolose da arrestare in determinate circostanze. Nel ’41 diede vita al gruppo comunista di "Scintilla" con Ezio Lombardi, Francesco Cretara, Orfeo Mucci, Pietro Battara, Aladino Govoni. Nell’agosto del ’43 fu tra i fondatori del Movimento comunista d’Italia, entrò nel comitato esecutivo e divenne direttore del giornale "Bandiera Rossa". Il 6 dicembre fu uno dei principali organizzatori della distribuzione di volantini antifascisti davanti ai cinema romani. Arrestato il 4 dicembre, fu rinchiuso a Regina Coeli, con l'accusa di stampa clandestina ed organizzazione di bande armate. Interrogato, ammise tutte le proprie responsabilità e il 24 gennaio del ’44 fu condannato a morte dal Tribunale militare di guerra tedesco. Rifiutò di firmare la domanda di grazia, ma riuscì lo stesso a sfuggire all'esecuzione perché, grazie all'aiuto di alcuni antifascisti che operavano all'interno del carcere, fu dichiarato "intrasportabile" al luogo della fucilazione, a causa di una malattia. Uscì dal carcere il 4 giugno, il giorno della liberazione di Roma. Nel dopoguerra continuò a militare nelle file del Movimento comunista d’Italia. Nel ’47, a settantatrè anni, chiese l’iscrizione al Pci. La federazione romana accolse la domanda ma la Direzione respinse questa decisione. De Luca, umiliato dal rifiuto, si ritirò a vita privata.

 

Mario De Martis

Studente di lettere, di 23 anni. Nato a Sassari il 20 settembre 1920 da Aurelio e da Teresa Armando. Tenente pilota, l’8 settembre del ’43 fu sorpreso vicino a Grosseto da militari tedeschi, mentre tornava da una missione, e fatto prigioniero. Riuscì ad evadere e a raggiungere Roma, dove entrò a far parte del Fronte militare clandestino di Montezemolo, con le mansioni di aiutante maggiore della Banda "Napoli". Qui svolse azioni di sabotaggio, di raccolta e di distribuzione di materiale clandestino. Arrestato dalla Gestapo il 28 marzo del ’44 in Piazza della Libertà, in seguito a un tranello organizzato da una spia infiltrata nella banda, fu rinchiuso nel carcere di via Tasso. Più volte torturato, fu poi trasferito a Regina Coeli. Condannato a morte il 9 maggio dal Tribunale militare di guerra tedesco, fu fucilato alle ore 10 del 3 giugno sugli spalti di Forte Bravetta, insieme a Fortunato Caccamo, Costanzo Ebat e altri tre partigiani.

 

Salvatore Di Benedetto

Insegnante. Nato a Raffadali (Agrigento) il 19 novembre del 1911 da Alfonso e da Teodora D'Alessandro. Laureato in giurisprudenza, iscritto al PCI, fu arrestato nel '35 a Siracusa, mentre svolgeva il servizio militare, e condannato a cinque anni di confino a Ventotene. Liberato, si trasferì a Milano e continuò l'attività politica, collaborando con la direzione nazionale del partito e con l'Unità clandestina, insieme a Elio Vittorini, Renato Guttuso, Alicata, Pompeo Colaianni, Pietro Ingrao, Ernesto Treccani, Gillo Pontecorvo, Celeste Negarville, Giancarlo Paietta e Giansiro Ferrata. Fu uno dei protagonisti della grande manifestazione di Milano del 25 luglio del '43, in seguito alla caduta del fascismo. Arrestato insieme a Vittorini e Ferrata, fu rinchiuso per diversi giorni nel carcere di Varese e poi in quello di S. Vittore, a Milano. Rilasciato, dopo l'8 settembre del '43 fu tra gli organizzatori della Resistenza in Lombardia, in stretto contatto con Luigi Longo, prima occupandosi del giornale delle formazioni partigiane, intitolato "Il combattente", e successivamente come ispettore delle Brigate Garibaldi, con compiti di collegamento e di trasmissione di direttive e di informazioni. Trasferitosi a Roma su incarico del partito, assunse il nome di battaglia di "Aurelio", operando nei Castelli Romani e nel ternano. Nel corso di un'azione di guerra a Tivoli fu gravemente ferito. Guarito, riprese l'attività politica. Grande invalido, nel dopoguerra è stato eletto deputato del PCI nella circoscrizione di Palermo per diverse legislature.

 

Lido Duranti

Nato ad Orentano, frazione del Comune di Castelfranco di Sotto (Pisa), il  7 aprile 1919. La famiglia, di sentimenti antifascisti, venne costretta ad emigrare a Roma nel 1936, anche  a causa di minacce ricevute dai fascisti del paese di origine. Dopo aver vissuto in un quartiere centrale della capitale, vennero "trasferiti" alle casette di Acilia dal regime, in seguito agli sventramenti architettonici di Roma. Compiuto il servizio militare e rientrato a casa dopo l'armistizio dell'8 settembre del '43, si dava ad organizzare gruppi partigiani nella zona di Acilia. Membro di "Bandiera Rossa" (ma un documento lo dice anche della 7^ zona GAP), venne catturato su delazione di una donna il 27 febbraio del 1944. Fu rinchiuso prima a Regina Coeli, e successivamente a Via Tasso, dove fu torturato anche alla presenza del padre. Il 24 marzo 1944 venne fucilato alle Fosse Ardeatine. Decorato di Medaglia d'Argento al V.M. nel 1974.

(biografia a cura di Claudio Biscarini)

 

 

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