Corriere della Sera, 25 aprile 2001

Un milanese su due: vanno ricordati anche i morti fascisti

di  Renato Mannheimer

La discussione sul senso del 25 Aprile entra oggi nel momento più vivo. Nei giorni passati si sono confrontati molteplici pareri sul significato da dare alla ricorrenza e, soprattutto, su chi e che cosa è opportuno commemorare. Prima di esamin are le opinioni dei milanesi a riguardo (rilevate lunedì scorso con un questionario
sottoposto a un campione rappresentativo della città) è bene sottolineare un risultato, forse scontato, ma egualmente importante. Qualche osservatore temeva che molti non sapessero bene il motivo di un giorno di sospensione delle attività
scolastiche e lavorative. Per questo, abbiamo proposto una sorta di domanda - tranello che «confondeva» la Liberazione con altri eventi. La grande maggioranza (quasi 9 intervistat i su 10) non è caduta nel trabocchetto, mostrando di essere
informata su ciò che oggi si ricorda. Anche se la conoscenza appare in qualche misura minore (78%) tra i più giovani (18-24 anni), ove circa uno su cinque ha ammesso di non sapere a che cosa corrisponda il 25 Aprile. Secondo alcuni, la
minor consapevolezza può dipendere da una insufficiente informazione ricevuta a scuola. E' per questo che quasi metà del campione, ma in misura assai più elevata (quasi due terzi) tra i più giovani, solle cita una maggiore attenzione della scuola sulla Resistenza e, in generale, della storia recente. In ogni caso, la conoscenza diffusa del perché del 25 Aprile corrisponde anche a una volontà generalizzata di ricordare la data. Qualcuno ha sostenuto ch e, trattandosi di un evento
relativamente lontano nel tempo e per di più controverso, non è più il caso di commemorarlo con tanta enfasi. L' 80% dei milanesi è di parere opposto, ritenendo che la Resistenza abbia espresso valori da ricordare sempre e, di conseguenza, ancora oggi. E' un' opinione condivisa quasi indipendentemente dagli orientamenti politici. Perfino tra chi si autodefinisce di destra, il 67% trova opportuno rievocare ogni anno il 25 Aprile. Questa ampia diffusione di conoscenze e (apparente) unità di intenti pare nascondere tuttavia una netta differenziazione nella valutazione sul modo con cui la data deve essere
commemorata. Alcuni ritengono che il 25 Aprile debba, come in passato, ricordare soprattutto le vittime e il sacr ificio dei combattenti della Resistenza. Altri suggeriscono che dopo molti decenni è opportuno ricordare anche quanti sono deceduti militando sul fronte opposto. La metà dei milanesi - e una quota ancora maggiore tra quanti giudicano ormai «lontana» la Resistenza - è di quest' ultimo avviso e ritiene che dovrebbero essere commemorate anche le vittime di parte fascista.
Dall' altro verso, quasi quattro cittadini su dieci giudicano una tale prospettiva improponibile. Si tratta di una vera e propri a spaccatura in due dell' elettorato, che corrisponde a un diverso orientamento da parte di differenti gruppi sociali e
politici. L' idea che il 25 Aprile debba essere dedicato solo alla commemorazione della Resistenza diventa prevalente (54% contro il 41%) tra i giovani sotto i 24 anni e tende a diminuire al crescere dell' età. Inoltre, l'opinione è maggioritaria
(67%) tra quanti si collocano a sinistra, mentre il contrario accade tra chi si sente di centrodestra. Milano divisa? Forse. I dati della ricerca suggeriscono come il desiderio quasi unanime di ricordare ancor oggi avvenimenti risalenti a più di 50
anni fa nasconda fratture e divisioni probabilmente mai sopite, certo presenti in buona parte della popolazione.




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