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Biografia

pallanimred.gif (323 byte) Ignazio Silone

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Ignazio Silone (pseudonimo di Secondo Tranquilli) è nato a Pescina dei Marsi (L’Aquila) il 1° maggio del 1900 da un piccolo proprietario terriero e da una tessitrice. Presto gli muore il padre e nel 1915, durante il terremoto della Marsica muore anche la madre; per questa ragione egli non solo dovette interrompere gli studi classici, ma venne presto a contatto con la dura realtà della vita e della guerra che in provincia faceva sentire i suoi riflessi sociali. Infatti sin dal 1917 Silone capeggiava già le prime leghe rosse dei contadini abruzzesi, mostrando di auspicare un punto d'incontro fra socialismo e cattolicesimo, e quello stesso anno diventava direttore del settimanale socialista e pacifista “Avanguardia” e poi redattore del “Lavoratore” di Trieste. Al congresso di Livorno (1921) aderì al Partito Comunista e fu attivo dirigente della Federazione Giovanile. Dopo l'avvento del Fascismo fu accanto a Gramsci come attivista clandestino. Dopo l'arresto del fratello si rifugiò all'estero, dove proseguì la sua attività antifascista, incorrendo anche nell'espulsione da vari Paesi. Rappresentò parecchie volte il movimento comunista con Togliatti a Mosca.
Nel 1930, durante le persecuzioni e le purghe staliniane, si staccò dal movimento comunista perché non condivideva il carattere tirannico dell'organizzazione internazionale comunista diretta da Stalin. Di quella profonda crisi, in cui emergevano anche i suoi giovanili entusiasmi libertari e cristiani, risentì tutta la sua produzione letteraria nonché il comportamento politico. Ma, pur lontano dal Partito Comunista, egli non cessò la sua attività di propagandista antifascista e socialista. Le stesse sue opere, pubblicate all'estero, Fontamara (1933 a Zurigo), Pane e vino (1936), La scuola dei dittatori (1938), Il seme sotto la neve (1941), l'opera teatrale Ed egli si nascose (1944), sono la dimostrazione della denuncia serrata, implacabile, costante, che egli faceva della violenza fascista e delle misere condizioni dei cafoni del suo paese. E i suoi libri, quasi sconosciuti in Italia, facevano il giro del mondo attraverso gli esuli antifascisti e i vari simpatizzanti stranieri, i quali vedevano in Silone uno dei più puri missionari della resistenza antifascista nel mondo. Egli operava in mezzo al pubblico straniero un ridimensionamento della realtà sociale italiana, in senso inverso, quindi veritiero, della propaganda fascista; lavorava, come un apostolo, per la libertà del popolo italiano, come Gramsci nel silenzio e nella solitudine del carcere.
Di qui lo scarso contatto con le correnti ufficiali della letteratura italiana; ma di qui anche l'insegnamento e la guida spirituale che la sua opera offrì ai nuovi scrittori italiani del Neorealismo, al suo ritorno in Italia dopo la Liberazione, e alla sua entrata nel Partito Socialista, e alla direzione dell’Avanti!. Silone non trovò buona stampa presso i critici comunisti; ma la sua influenza sui più giovani scrittori fu enorme e imprevedibile: emanava infatti da quell'uomo - lo scrittore italiano più noto all'estero e tradotto in quasi tutte le lingue - il fascino di un apostolo della democrazia e della libertà. Dopo la scissione del Partito Socialista, Silone non seguì alcuno dei due partiti rivali, anche se ha sempre manifestato la sua solidarietà ad un socialismo democratico. Comunque, la sua attività principale è stata quella di scrittore.
Le opere scritte dopo la Liberazione - Una manciata di more (1952), Il segreto di Luca (1956), La volpe e le camelie (1960), Uscita di sicurezza (1965), L'avventura d'un povero cristiano (1968), continuano i temi e sviluppano la testimonianza da lui iniziata nelle opere scritte all'estero. Pertanto egli è sempre rimasto un difensore della libertà e un credente nella liberazione della povera gente dalla miseria e dalle vessazioni dei potenti. Egli stesso precisava:
Lo scrivere non è stato per me, salvo che in qualche raro momento di grazia, un sereno godimento estetico, ma la penosa e solitaria continuazione di una lotta, dopo essermi separato dai miei compagni più cari.
Silone si è spento in Svizzera nel 1978.

 

pallanimred.gif (323 byte) Il caso Silone (da testimoni del Novecento)

pallanimred.gif (323 byte) Rassegna stampa sul caso Silone (centro studi Piero Gobetti)

"Silone non fu spia di Mussolini : in una lettera a Tamburrano il filosofo scagliona l'autore di «Fontamara»" di Norberto Bobbio. In: La Stampa, venerdì 5 maggio 2000

"Silone non fu una spia : occhio alle fonti : Bobbio interviene sulla querelle" di Norberto Bobbio. In: Il Mattino, venerdì 5 maggio 2000

"Silone, colpa lievissima" di Norberto Bobbio. In: Il Giorno, venerdì 5 maggio 2000

"Anche Bobbio si schiera con Silone". In: Avvenire, venerdì 5 maggio 2000

"Bobbio difende la «spia» Silone : e Tamburrano: «Avrebbe potuto rivelare ben altro...»" di Daniele Abbiati. In: Il Giornale, venerdì 5 maggio 2000

"Silone non è mai stato una spia dell'Ovra". In: La Repubblica, venerdì 5 maggio 2000

"Silone spia dell'Ovra : ecco le prove". In: Il Giornale, sabato17 giugno 2000


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