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Breve storia dell'antifascismo
Mentre il fascismo costruisce il suo regime, i partiti e i gruppi
antifascisti messi fuori della legalità dalle leggi del 26 sono
costretti allesilio o alla clandestinità. Per molto tempo, lantifascismo è
costituito da gruppi ristretti, da piccole minoranze che sfidano la repressione
poliziesca, se lavorano allinterno, e tutte le difficoltà dellesilio, se
operano allestero.
I movimenti liberale e cattolico, salvo piccoli gruppi, confidano
nella caduta del fascismo e, nellattesa, sviluppano unattività
prevalentemente culturale in difesa di certi principi ideali e di preparazione di gruppi
dirigenti. Sono antifascisti uomini appartenenti alla tradizione liberale
come Benedetto Croce, Luigi Albertini (direttore del quotidiano "Corriere della
Sera" dal 1900 al 1925), Giovanni Giolitti, Francesco Saverio Nitti. Essi in un primo
momento avevano guardato con simpatia al fascismo ma poi ne avevano condannato
lautoritarismo. Un posto di riguardo ha il filosofo Benedetto Croce.
La sua opposizione è soprattutto di carattere morale e intellettuale ed è forse per
questo che viene tollerata dal regime.
Accanto ai liberali operano le forze di ispirazione democratica. Essi sostengono
che solo la collaborazione tra la classe operaia e la borghesia può sconfiggere il
fascismo. Principali esponenti sono Giovanni Amendola, Piero Gobetti, Gaetano Salvemini,
un illustre professore universitario di storia che, pur di non giurare fedeltà al partito
fascista si dimette dallinsegnamento. In una lettera al rettore
delluniversità di Roma scrive: "la dittatura fascista ha soppresso ormai
completamente le condizioni di libertà necessarie per guidare linsegnamento della
Storia come io lo intendo perché non è più uno strumento di libera educazione civile ma
si riduce a servile adulazione del partito dominante o a una pura e semplice esercitazione
erudita estranea alla coscienza civile del maestro e dellalunno. Sono costretto
perciò a dividermi dai miei alunni e dai miei colleghi con dolore profondo ma con la
coscienza sicura di compiere un dovere di lealtà verso di essi, prima che di coerenza e
di rispetto verso me stesso. Ritornerò a servire il mio paese nellinsegnamento
quando avremo riacquistato un governo civile". Gobetti e Amendola pagarono con la
vita la loro opposizione al fascismo.
Antifascisti furono anche alcuni esponenti del disciolto Partito Popolare
che Mussolini aveva dichiarato illegale come illegali erano tutti gli altri partiti, ad
eccezione di quello fascista. Il fondatore, don Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi, un altro
rappresentante del partito, furono costretti allesilio. Proprio De Gasperi che sarà
protagonista nella guerra di liberazione e diventerà il più importante statista italiano
del secondo dopoguerra.
Un ruolo di primo piano nella lotta antifascista viene svolto, infine, da esponenti del
Partito socialista come Filippo Turati, Sandro Pertini e Pietro Nenni; e
del Partito comunista come Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti. In
particolare Gramsci viene fatto arrestare da Mussolini nel 1926. Resterà in carcere fino
al 1937, lanno della sua morte. In questi lunghi anni scrive i "Quaderni
del carcere", lopera più importante dellantifascismo
italiano. "Il peggiore guaio della mia vita attuale - annota Gramsci - è la
noia. Queste giornate sempre uguali, queste ore e questi minuti che si succedono con la
monotonia di uno stillicidio hanno finito per corrodermi i nervi. Almeno i primi tre mesi
dopo larresto furono movimentati: sballottato da un estremo allaltro della
penisola, sia pure con molte sofferenze fisiche, non avevo tempo di annoiarmi. Sempre
nuovi spettacoli da osservare, nuovi posti da vedere: davvero mi pareva di vivere in una
novella fantastica. Ma ormai è più di un anno che sono fermo a Milano. In carcere posso
leggere ma non posso studiare perché non mi è stato concesso di avere carta e penna a
mia disposizione, solo fogli contati per la corrispondenza, che è la mia sola
distrazione. Il mio incarceramento è un episodio di lotta politica che si continuerà a
combattere in Italia chissà per quanto tempo ancora. Io sono rimasto preso così come
durante la guerra si poteva cadere prigionieri del nemico, sapendo che questo poteva
venire e che poteva avvenire anche di peggio".
I due partiti socialisti (poi unificati), il partito comunista,
quello repubblicano e altri gruppi democratici si organizzano allestero e svolgono
un lavoro clandestino in Italia.
Il 3 gennaio 1925 lidea che la lotta antifascista
debba essere combattuta al di fuori della legalità decisa dalla dittatura
viene lanciata da Non mollare, primo giornale clandestino che
nasce a Firenze per iniziativa di Salvemini, Carlo e Nello Rosselli, Ernesto Rossi e
altri.
Nel 1926 Filippo Turati fugge avventurosamente allestero
aiutato da Carlo Rosselli, Ferruccio Parri, Sandro Pertini. Nel novembre dello stesso anno
viene arrestato a Roma Antonio Gramsci insieme a gran parte del gruppo parlamentare
comunista. La guida del partito verrà poi presa in esilio da Palmiro Togliatti. Il
partito comunista passa alla clandestinità completa ed è lunico gruppo
antifascista che continua a svolgere unattività organizzata in Italia.
In Francia si ricostituisce la Cgdl per iniziativa di Bruno
Buozzi e anche a Milano ne opera per qualche tempo una clandestina. Nel 27, a
Parigi, i due partiti socialisti, il partito repubblicano, la Confederazione del lavoro e
la Lega italiana dei diritti delluomo costituiscono la Concentrazione
dazione antifascista. Nel 1930, a Parigi Carlo Rosselli, fuggito dal
confine di Lipari insieme a Emilio Lussu, fonda Giustizia e Libertà che cercava di
unire gli ideali democratici con quelli socialisti.
Una notevole ripresa dellattività antifascista in Italia,
che lascia semi fecondi per lavvenire, si manifesta dal 30 al 32. Si
deve principalmente al Pci e a Giustizia e Libertà. La repressione è durissima da parte
della polizia e dellOvra, la polizia segreta il cui nome non è una sigla ed è
deciso personalmente da Mussolini. In questo periodo bisogna segnalare alcuni casi
individuali particolarmente tragici: lanarchico sardo Michele Schirru partito
dallAmerica per attentare alla vita di Mussolini (proposito che non attua e
probabilmente decide di non attuare più), arrestato con una pistola viene poi fucilato
per avere progettato di uccidere il capo del governo.
Un altro anarchico, Angelo Sbardellotto, viene arrestato con un
passaporto falso, una pistola e unordigno e confessa di avere avuto
lintenzione di uccidere Mussolini. Viene condannato a morte e fucilato lo stesso
giorno di Domenico Bovone, genovese emigrato in Francia che organizza alcuni attentati
dinamitardi senza vittime. Viene arrestato dopo che lo scoppio di materiale esplosivo
uccide sua madre e lo ferisce. E cè anche il caso di Lauro De Bosis che decide di
fare unazione dimostrativa contro il fascismo nellottobre del 31: compra
un aereo a Marsiglia, sorvola Roma dove lancia migliaia di manifestini. Fa rotta verso la
Corsica, ma non ci arriva mai.
Nel 34, comunisti e socialisti firmano un patto di
unità dazione e con Rodolfo Morandi anche il partito socialista forma a
Milano un centro di attività interno. Svanite le speranze che la guerra dEtiopia e
le sanzioni internazionali contro lItalia provochino una crisi del regime, gli
antifascisti italiani si impegnano dalla fine del 36 nella guerra contro Franco,
Mussolini e Hitler, alleati nel rovesciare la legittima repubblica spagnola.
Il 27 aprile 1937 muore Gramsci, che non regge
alla durezza del carcere fascista, e il 10 giugno dello stesso anno vengono
assassinati i fratelli Rosselli. In Italia si assiste dallestate del
36 a una certa ripresa dellattività antifascista, in misura notevole
spontanea, per effetto della guerra di Spagna. Due anni più tardi la costituzione
dellAsse Roma-Berlino e la politica antisemita scuotono la coscienza di molti,
soprattutto giovani. Inoltre, il continuo aumento dei prezzi diffonde malcontento tra gli
operai e la piccola borghesia. Questa ripresa antifascista allinterno del Paese non
mette certo in pericolo lesistenza del regime, ma ha notevole importanza. Molti
giovani infatti intensificano la loro attività, fanno nuove reclute (molti hanno militato
anche in organizzazioni fasciste), e insieme ai più anziani reduci dallesilio,
dalle galere e dal confino, costituiranno i gruppi dirigenti della Resistenza.
Il testamento dell'antifascismo di Gobetti
In Lettera a Parigi, articolo scritto ad un amico immaginario
nellottobre 1925 su Rivoluzione Liberale (la rivista fu
sequestrata), Gobetti lascia un testamento politico e morale che sembra scritto per molti
aspetti ai giorni nostri: Ma esiste in Italia un gruppo di uomini nei partiti e
fuori dai partiti che non ha ceduto e non cederà. (
) La loro rettilinea protesta,
salva i quadri dellItalia politica futura. Nessuno di essi diventerà ministro o
grande burocrate (
). Tra le illusioni universali il cervello di questi uomini
funziona, la folla e il successo non hanno prestigio sulla loro volontà di
dirittura, sul loro animo non servile. Se tra gli antifascisti ci saranno dei disertori,
se molti oppositori troveranno più comodo combattere il fascismo aderendovi,
lantifascismo che qui ti ho descritto non ne sarà minimamente sorpreso.
La nascita di Giustizia e Libertà (di Emilio Lussu)
Gli antifascisti italiani dalla
Guerra di Spagna ai lager nazisti |